Storia

La Chiesa di Santo Spirito a Majella, si presenta immersa in un contesto paesaggistico e naturalistico unico.
Si trova a 1132m s.l.m. lungo una parete di roccia calcarea avvolta da una maestosa faggeta cuore dell’Appennino centrale abruzzese. Le sue vicissitudini sono legate indissolubilmente alla figura di Pietro Angelerio (nato presumibilmente a Sant’Angelo Limosano CB nel 1209/1210), noto come Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V. I primordiali insediamenti eremitici, si verificarono intorno all’VIII secolo per divenire nel corso dell’XI, possedimento benedettino. Nel 1053 vi dimorò l’abate Desiderio che nel 1086 divenne Papa Vittore III. Nel 1246, all’arrivo di Pietro, venne riedificata la chiesa e dedicata allo Spirito Santo dopo la leggendaria visione verificatasi all’alba del 29 Agosto 1248. Nel 1264 con Pontificio Riconoscimento da parte di Urbano IV la confraternita fondata da Pietro fu annessa all’Ordine Benedettino. Nel 1274, Pietro si recò a Lione per evitare la soppressione minacciata dal II Concilio Lionese, indetto da Gregorio X; la congregazione ottenne nuova approvazione che determinò inoltre, l’elezione di Pietro a Priore di Santo Spirito. Gli allontanamenti dell’Asceta da questo luogo iniziarono a farsi sempre più frequenti e nel 1293, si stabilì presso Sulmona nell’Eremo di Sant’Onofrio, e trasferì la Casa Madre dell’ordine da Santo Spirito a Majella a Santo Spirito al Morrone. 
Nell’agosto del 1294 nella Basilica di Colle Maggio, a L’Aquila, ascese al soglio pontificio con il nome di Celestino V e la sua congregazione assunse il nome di Celestini. Dopo solo cinque mesi, il 13 Dicembre lasciò il soglio pontificio. La sua esistenza si concluse nella Rocca di Fumone il 19 Maggio 1296. Dalla seconda metà del del XIV secolo, un progressivo declino dell’eremo, determinò un lungo periodo di abbandono, per assistere alla rinascita, bisognerà attendere l’Abate Pietro Santucci da Manfredonia che nel 1586 ottenne da Papa Sisto V, il consenso alla riedificazione di Santo Spirito. Nel 1646 il complesso venne ulteriormente ampliato con una costruzione ad uso civile, “La Casa del Principe” per volontà del Principe Marino Caracciolo. Inoltre una Bolla Pontificia di Benedetto XIV del 1742 estese a Santo Spirito i medesimi privilegi spirituali di Loreto, Montecassino e Subiaco, “Il Perdono”. Le soppressioni Napoleoniche del 1807 decretarono un nuovo stato di abbandono aggravato da un incendio nel 1820, che porterà la perdita della seconda navata presente a sinistra. Bisognerà attendere il 1893 quando Domenico Bonfitto di San Marco in Lamis restaurò la chiesa, conferendole l’assetto attuale ad aula unica, e ripristinò la pratica del “Perdono” ancora oggi vigente.