San Bartolomeo in Legio

Eremi, Majella, Roccamorice, San Bartolomeo il Legio

A 4 km da Roccamorice, a 650 m. s.l.m., proprio in quel luogo dove la natura si rivela più impervia, con un cammino che è possibile percorrere unicamente a piedi nell’ultimo tratto, perfettamente mimetizzato con la materia rocciosa che lo compone sfruttando proprio la balza di roccia lunga circa 50 m., troviamo un caratteristico esempio di chiesa rupestre. I primi insediamenti risalgono al VI secolo quando gruppi di anacoreti provenienti dalla Sicilia, spinti dalle incursioni arabe, trovarono rifugio sulla Majella. Questi asceti introdussero il culto di San Bartolomeo. L’arrivo di Frate Pietro da Morrone produsse una rinnovata frequentazione di questo luogo e già nel 1252 il Conte Gualtiero di Manoppello concesse ai monaci di Santo Spirito, il diritto di patronato. I ritiri di Pietro si intensificarono tra il 1275 (compiuto il viaggio a Lione) e il 1288,scegliendo questo luogo data l’assidua frequenza di pellegrini a Santo Spirito a Majella.

Oltrepassato un pertugio ricavato nella roccia, ci troviamo direttamente sulla balconata rocciosa antistante la chiesa, protetta a destra da un muretto interrotto dall’apertura di due gradinate. La prima è la “Scala Santa” percorsa solo in salita, in ginocchio pregando, la seconda consente di scendere al “fosso di San Bartolomeo”. Percorsa la balconata troviamo l’ingresso all’eremo. Il portale è semplice ad architrave, la facciata presenta tracce di affreschi duecenteschi raffiguranti un Cristo benedicente ed una Madonna con Bambino molto danneggiata. Nella parete di sinistra, sotto una roccia cava, affiora una piccola risorgenza d’acqua. Prelevata mediante un cucchiaio e miscelata a quella raccolta nel vallone sottostante viene considerata “l’acqua Santa di San Bartolomeo”.

Addossato alla parete di fondo troviamo l’unico altare sul quale si apre una nicchia che custodisce una statua raffigurante San Bartolomeo che reca avvolta alla spalla sinistra la propria pelle con la testa e nella mano destra il coltello. Questi elementi rimandano al martirio del santo, avvenuto in Oriente tra il 60 e il 68 d. C.

Giunti nel fondovalle,oltrepassato un imponente masso che secondo la tradizione Pietro abbia distaccato dalla parete sovrastante per consentire il passaggio nei momenti di piena del torrente, si raggiunge la “Sorgente del Catenaccio”. Anche in questo caso, come per il masso che funge da ponte, l’intervento miracoloso di Pietro ne determina l’origine: secondo la tradizione “durante una estate particolarmente torrida venne scaraventato contro la roccia il chiavistello della chiesa soprastante generando una fessura di forma similare”. Seguendo la tradizione locale all’alba del 25 agosto i fedeli si recano nella chiesa e dopo aver assistito alla celebrazione della liturgia, in processione conducono la statua del santo sino alla chiesa Parrocchiale di Roccamorice per i festeggiamenti.