Centro d’Arte e Cultura

Il Centro d’Arte e Cultura “Alberto Di Giovanni”

Il Centro d’Arte e Cultura “Alberto Di Giovanni”, collocato nella Chiesa dell’Annunziata, comunemente detta Chiesa del Barone, è uno scrigno illuminato da opere del patrimonio storico-artistico locale, tra le quali emerge la Pentecoste (1605) del pittore napoletano Fabrizio Santafede, proveniente da Santo Spirito a Maiella, e da opere e volumi di pregio, di varia provenienza, donati dal fondatore.

Alberto Di Giovanni, emigrato da Roccamorice a Toronto, ha voluto offrire alla propria Terra Madre un dono di valore materiale e morale.

Si tratta di uno spazio espositivo originale e suggestivo, che arricchisce la visita al centro storico di Roccamorice.


La Chiesa del Barone

Situata accanto alla parrocchiale di Roccamorice, la chiesa è stata costruita nel XVIII secolo come ampliamento di un torrione medievale appartenente all’antico sistema di fortificazione del borgo.  Si tratta di un edificio tardo-barocco, esternamente molto semplice e severo, in pietra a vista.

Nata come cappella gentilizia commissionata da Giuseppe Zambra, barone di Roccamorice, sarà destinata dal 1770 alla celebrazione delle pubbliche funzioni in attesa dei restauri della pericolante chiesa parrocchiale. Inizialmente dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, sarà rinominata il 29 giugno 1770 in onore della Santissima Annunziata, in quanto sorgeva  sul sito di  una chiesetta preesistente, detta dell’Assunta. Una epigrafe posta sopra l’altare centrale riporta la dicitura ANGELUS DOMINI NUNTIAVIT MARIAE.

La chiesa viene sconsacrata nel 1809 ma tutt’oggi conserva la denominazione di “chiesa del barone”. 

L’intero apparato decorativo è dovuto all’intervento, nel 1775, dello stuccatore e architetto ticinese Pietro Francesco Canturio, molto attivo tra Abruzzo e Marche.

A seguito di un recente restauro (1986) che ha recuperato l’edificio da due secoli di totale abbandono e dai danni dei terremoti del 1933 e del 1980, l’interno presenta una veste del tutto nuova che ne ha alterato la fruizione cromatica la stessa lettura architettonica: l’aspetto attuale insiste infatti su di un bicromatismo (bianco su fondo beige).

Per quanto riguarda l’apparato pittorico e iconografico, molte delle opere originariamente presenti furono trasportate nella vicina chiesa di San Donato, la quale nel frattempo aveva ripreso la sua funzionalità, seppur precaria, in quanto dal 1807 vi erano state trasferite le opere d’arte provenienti dall’abbazia di Santo Spirito a Maiella.

All’esterno l’edificio è privo di elementi decorativi, fatta eccezione per il campanile che presenta un singolare coronamento in pietra bombato a cipolla, e del portale tipicamente settecentesco. La cupola non dichiara la propria convessità all’esterno, ma risulta inglobata in un compatto parallelepipedo coperto a padiglione. Questa “anomalia” si deve al fatto che la chiesa si costruisce come ampliamento di una torre medievale. Il recente restauro inoltre, smantellando un ingombrante terrapieno addossato al fianco sinistro della chiesa, ha portato alla luce un piccolo fabbricato staccato dalla chiesa destinato ad ossario, con apposta sul portale la data del 1786.

Gli orari di apertura 2022

MAGGIO – GIUGNO

Sabato e domenica e festivi 
10:00 – 13:00 e 15:30 -18:30

LUGLIO – AGOSTO

Dal martedì alla domenica
10:00 – 13:00 e 15:30 -18:30

SETTEMBRE

Domenica
10:00 – 13:00 e 15:30 -18:30


Il Fondo Museale

Il centro presenta una collezione di oltre 70 opere pittoriche. 

Per quanto riguarda il patrimonio artistico e storico-religioso locale, meritano particolare attenzione la tela raffigurante la Pentecoste dell’artista napoletano Fabrizio Santafede (1605), opera inizialmente collocata nell’Eremo di Santo Spirito a Maiella e la tela ottocentesca di Sant’Anna, un tempo ospitata nell’omonima chiesetta oggi in rovina.

Nel fondo bibliografico del museo troviamo circa 100 volumi tra cui una riproduzione in facsimile delle opere di Leonardo Da Vinci, testi pregiati su Dante Alighieri e la Divina Commedia, sul Canzoniere di Francesco Petrarca, il Decamerone di Giovanni Boccaccio e l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Il museo ospita anche esemplari della tradizione artistica artigianale e una ricca collezione di ceramiche e maioliche tra le quali spiccano quelle di Castelli, Faenza, Vietri.