L’ “antichissima” Madonna di San Luca

La Madonna di San Luca, nota al popolo di Roccamorice come “Cona di San Luca”, è oggi conservata nella chiesa parrocchiale di San Donato, ma nel Seicento si trovava nella chiesa di Santo Spirito a Majella, collocata su un altare ad essa dedicato. 

A quel tempo molti pellegrini accorrevano per venerarla poiché era  considerata un’icona miracolosa, per il suo aspetto all’antica, arcaizzante e piuttosto semplificato. 

Sappiamo tuttavia che nel seicento la pratica della venerazione era solitamente riservata alle immagini antiche, legate a eventi miracolosi o personaggi sacri. Potrebbe ciò significare che quest’opera, storicizzata nel suo aspetto seicentesco, abbia una origine ben più antica?

Le Memorie di Vincenzo Zecca

Vincenzo Zecca, Storico ed archeologo vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900, ci ha lasciato la descrizione di un’immagine, che lui chiama “Nostra donna”, proveniente dall’eremo di Santo Spirito a Majella. Un’immagine, secondo quanto riporta lo studioso, che aveva per maggior pregio l’antichità in quanto fu lasciata all’eremo da Pietro da Morrone, futuro papa Celestino V, nella seconda metà del 1200. L’ipotesi maggiormente avvalorata è che Zecca parlasse proprio della Madonna di San Luca. Lo studioso ci riporta anche che Pietro Santucci da Manfredonia, Abate di Santo Spirito nella seconda metà del 600, “restaurò” e offrì alla pubblica venerazione proprio questa immagine rinvenuta tra le reliquie del monastero, dedicandole anche un apposito altare.

Icona duecentesca?

All’epoca del Santucci restaurare significava spesso ridipingere completamente un’opera.

La Madonna di San Luca di Roccamorice viene datata per il suo aspetto formale al 1600, ma è possibile che l’Abate Santucci abbia rimaneggiato l’immagine esistente fin dal tempo di Celestino V. 

Un restauro effettuato sull’opera nel 2009 ci aiuta a ricostruire la storia della tela: durante i lavori è emerso che effettivamente il quadro era stato pesantemente restaurato nel 1600, epoca alla quale risalgono la cornice in legno e il vetro originali. Si è potuto osservare come nell’antico rimaneggiamento del Santucci, la sagoma della Madonna, ancora oggi ben visibile, sarebbe stata ritagliata da una tela più antica e attaccata su una nuova, dove sarebbero poi stati aggiunti gli elementi di fondo e le ridipinture che caratterizzano oggi i tratti stilistici della Madonna.

San Luca pittore

Secondo la tradizione le icone mariane hanno origini antichissime: San Luca avrebbe ritratto la Vergine mentre era ancora in vita. 

Medico di professione, a San Luca venne attribuita una predilezione per la pittura, tanto da essere considerato l’iniziatore della tradizione artistica cristiana. Una leggenda narra che ricevette dall’arcangelo Gabriele, inviato da Dio, delle tavole acheropite, ovvero non prodotte da mano umana, su cui dipinse la Vergine Advocata, sola, che intercede presso Dio per la salvezza dell’umanità; la Vergine Odighitria, che tiene sul braccio sinistro il bambino e con la mano destra lo indica come via di salvezza per l’umanità; la Vergine Eleusa, o Madonna della tenerezza, perché Maria in un gesto affettuosamente materno accosta la sua guancia a quella del Bambino, sorretto con la mano destra.

L’attribuzione dell’attività di pittore della Vergine deriva probabilmente dal fatto che nel suo Vangelo Luca fu molto accurato nel descrivere l’infanzia di Gesù e la tradizione vuole che abbia personalmente raccolto i ricordi di Maria.

Diverse di queste immagini attribuite a San Luca sono bizantine, giunte a Roma durante il periodo iconoclasta (730-843) per metterle al riparo dalla possibile distruzione. 

Facendo risalire l’attività della pittura di icone all’iniziativa di un santo evangelista, si legittimavano le immagini sacre e si riconoscevano le icone non idolatriche ma venerabili.

Tali immagini non risalgono a prima del V secolo e sono molto diffuse nel Medioevo. A Roma se ne conservano diverse, la più antica è quella di San Sisto.  

Madonna Advocata

La Madonna di Roccamorice è raffigurata a mezzo busto e senza il Bambino, secondo il tipo iconografico greco della Haghiosoritissa, meglio conosciuta come Advocata, ovvero colei che raccoglie le preghiere e intercede per i fedeli. Essa guarda l’osservatore con volto indulgente in posizione frontale; la sua mano destra è alzata col palmo rivolto verso l’esterno, mentre la sinistra è appoggiata al petto ad indicare il suo potere d’intercessione.

Il volto della Vergine presenta un incarnato olivastro. La bocca è piccola e naturalistica, il naso dritto e stretto, le guance leggermente arrossate. Ha sul capo un manto azzurro trapuntato di stelle dorate che le ricopre le spalle ed il busto; al di sotto un abito rosso che simboleggia la passione di Cristo. In origine non incoronata, la Madonna presenta oggi sul capo una corona d’argento, pregiato manufatto di argenteria napoletana del 1700. Il contrasto tra il drappeggio rosso sullo sfondo e il nimbo dorato attorno al capo, ne esaltano il volto. I volumi saldi e geometrici e la fissità dello sguardo tendono a conferire all’opera un carattere solenne, ma è evidente il distacco dalle forme rigide e stilizzate tipiche delle madonne più arcaiche.

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